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1° Ottobre
SANTA TERESA Di GESÙ BAMBINO
Vergine, dottore, monaca
1
Dalla Autobiografia di santa Teresa del Bambino Gesù.
Manuscrits autobiographiques, Ms 'B', fol. 4 r'‑ 5 v'. Carmel de Lisieux, 1960, pp, 231‑237.
I bambini non riflettono sulla portata delle loro parole; tuttavia i loro genitori, quando sono sul trono, quando possiedono immensi tesori, non esitano ad accontentare i desideri dei piccoli esseri che amano quanto se stessi; per far loro piacere fanno follie, arrivano fino alla debolezza. Ebbene, io sono la figlia della Chiesa, e la Chiesa è regina perché è tua sposa, o divino Re dei re. Non sono le ricchezze e la gloria (neanche la gloria del cielo) ciò che reclama il cuore d'un bambino piccolo. La gloria, lo capisce, appartiene di diritto ai suoi fratelli, gli angeli e i santi. La gloria sua sarà il riflesso di quella che scaturirà dalla fronte di sua madre. Ciò che egli chiede è l'amore! Egli sa una cosa sola: amarti, o Gesù! Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il vangelo, versare il suo sangue. Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al trono del re e della regina, ama per i suoi fratelli che combattono.
2
Come testimonierà il suo amore, dal momento che l'amore si prova con le opere? Ebbene, il piccolo bambino getterà fiori, impregnerà con i suoi profumi il trono regale, canterà con la sua voce argentina il cantico dell'amore! Sì, mio Amato, ecco come si consumerà la mia vita! Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori, cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore! Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore: così getterò fiori davanti al tuo trono; non ne incontrerò uno senza sfogliarlo per te! Poi gettando i miei fiori canterò (come sarebbe possibile piangere nel fare un azione così gioiosa?), canterò, anche quando dovrò cogliere i miei fiori in mezzo alle spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti.
3
Gesù, a cosa ti serviranno i miei fiori e i miei canti? Ah, lo so bene: questa pioggia profumata, questi petali fragili e senza alcun valore, questi canti d'amore del cuore più piccolo di tutti ti incanteranno; sì, questi nulla ti faranno piacere. Faranno sorridere la Chiesa trionfante: ella raccoglierà i miei fiori sfogliati per amore e, facendoli passare per le tue mani divine, o Gesù, questa Chiesa celeste, volendo giocare con il suo bambino, getterà anche lei quei fiori che avranno acquistato, per i1 tuo tocco divino, un valore infinito: li getterà sulla Chiesa purgante per spegnerne le fiamme, li getterà sulla Chiesa militante per farle conseguire la vittoria !
4
0 mio Gesù, ti amo! Amo la Chiesa mia madre, ricordo che il più piccolo moto di puro amore le è più utile che non tutte le altre opere messe insieme. (SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Cantico Spirituale, nota sulla str. 29), Ma c'è davvero il puro amore nel mio cuore? I miei immensi desideri non sono forse un sogno, una follia? Se è così, Gesù; illuminami: tu lo sai, io cerco la verità! Se i miei desideri sono temerari, falli sparire perché questi desideri sono per me i1 più grande martirio! Eppure, lo sento, o Gesù, dopo aver aspirato alle regioni più alte dell'amore, se anche non dovessi raggiungerla un giorno, avrò gustato più dolcezza nel mio martirio, nella mia follia, di quanta ne gusterei in seno alle gioie della patria, a meno che tu, con un miracolo, non mi tolga il ricordo delle mie speranze terrene. Allora lasciami godere durante il mio esilio le delizie dell'amore. Lasciami assaporare le dolci amarezze del mio martirio! Gesù, Gesù, se è così delizioso il desiderio di amarti, cosa è dunque possedere, godere l'amore?
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Come può un anima così imperfetta come la mia aspirare a possedere la pienezza dell'Amore? O Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che io amo unicamente, dimmi che mistero è questo? Perché non riservi queste immense aspirazioni alle grandi anime, alle aquile che si librano nelle altezze? Io mi considero invece un debole uccellino coperto solo da una leggera lanugine. Non sono un'aquila: dell'aquila ho semplicemente gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza estrema, oso fissare il Sole divino, il Sole dell'amore, e il mio cuore sente dentro di sé tutte le aspirazioni dell'aquila. L'uccellino vorrebbe volare verso quel Sole brillante che affascina i suoi occhi, vorrebbe imitare le aquile sue sorelle che vede elevarsi fino al focolare divino della Trinità Santissima. Ahimé, tutto ciò che riesce a fare è sollevare le sue piccole ali! Ma alzarsi in volo, questo non è nelle sue piccole possibilità!
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Che ne sarà di questo uccellino? Morirà dal dispiacere nel vedersi così impotente? Oh, no! L'uccellino non si affliggerà nemmeno. Con un abbandono audace, vuole restare a fissare il suo Sole divino. Niente potrebbe spaventarlo: né il vento, né la pioggia.
E se nubi oscure vengono a nascondere l'astro dell'amore, l'uccellino non cambia posto, sa che al di là delle nubi il suo Sole brilla sempre, che il suo splendore non potrebbe eclissarsi neanche un momento. Talvolta, è vero, il cuore dell'uccellino è assalito dalla tempesta: gli sembra di non credere che esista altro se non le nubi che lo avvolgono. E’ quello il momento della gioia perfetta per il povero debole esserino. Che felicità per lui restare là ugualmente, fissare la luce invisibile che si nasconde alla sua fede!
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Gli avvoltoi, immagini dei demoni, l’uccellino non li teme: non è affatto destinato a diventare loro preda, bensì preda dell'aquila che egli contempla al centro del Sole dell'amore.
O Verbo Divino, sei tu l'aquila adorata che amo e che mi attira; sei tu che, lanciandoti verso la terra d'esilio, hai voluto soffrire e morire per attirare le anime fino al seno dell'eterna fornace della beata Trinità; sei tu che, risalendo verso la luce inaccessibile che sarà ormai tua dimora, sei tu che resti ancora nella valle di lacrime, nascosto sorto l'apparenza di un'ostia bianca! Aquila eterna, tu vuoi nutrire della tua sostanza divina proprio me, povero piccolo essere, che tornerei nel nulla se il tuo sguardo divino non mi donasse la vita in ogni istante! O Gesù, lasciami nell'eccesso della mia riconoscenza, lasciami dire che il tuo amore arriva fino alla follia!
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Gesù, io sono troppo piccola per fare grandi cose! E la mia follia è di sperare che il tuo amore mi accetti come vittima! La mia follia consiste nel supplicare le aquile mie sorelle di concedermi la grazia di volare verso il Sole dell'amore con le stesse ali dell'aquila divina!
Per tutto il tempo che vorrai, o mio Amato, il tuo uccellino resterà senza forze e senza ali, egli sempre terrà gli occhi fissi su di te: vuole essere affascinato dal tuo sguardo divino, vuole diventare la preda del tuo amore! Un giorno, ne ho la speranza, aquila adorata, tu verrai a prendere il tuo uccellino e, risalendo con lui alla fornace dell'amore, lo immergerai per l'eternità nell'abisso ardente di quell'Amore al quale si è offerto come vittima!
O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile? Sento che se per assurdo tu trovassi un'anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita.
9
Dal vancrelo secondo Luca. 10,21‑24
Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascoste queste cose al dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
Dall'Autobiografla di santa Teresa di Gesù Bambino.
Manuscrits autobiographiques, Ms. "C", fol 5 v' ‑ 8 v'. Carmel de Lisieux, 1960, pp. 250‑1755
La mia consolazione è di non averne sulla terra. Senza mostrarsi, senza far udire la sua voce, Gesù mi istruisce nel segreto. Non è per mezzo di libri, perché non capisco quello che leggo, ma talvolta una parola come questa che ho trovata alla fine dell'orazione (dopo essere rimasta nel silenzio e nell'aridità) viene a consolarmi: Ecco il maestro che ti do, ti insegnerà tutto quello che devi fare. Voglio farti leggere nel libro della vita, dove è contenuta la scienza dell'Amore (Petit bréviaire du Sacré‑Coeur de Jésus, Nancy, 1882). La scienza dell'amore, oh sì!, questa parola risuona dolcemente all'orecchio della mia anima. Io desidero solo quella scienza: per essa, avendo dato tutte le mie ricchezze, mi sembra, come la sposa dei sacri cantici, di non aver dato nulla! Capisco così bene che non c'è che l'amore che possa renderci graditi al Buon Dio, che questo amore è l'unico bene che bramo.
10 Gesù si compiace di mostrarmi l'unico cammino che porta a questa fornace divina. Questo cammino è l'abbandono del bambino che si addormenta senza timore tra le braccia di suo Padre. Se qualcuno è molto piccolo venga a me, ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone; e questo medesimo Spirito d'amore ha detto anche che ai piccoli è concessa la misericordia. In nome suo, il profeta Isaia ci rivela che nell'ultimo giorno il Signore come un pastore farà pascolare il gregge e con il suo braccio lo radunerà: porterà gli agnellini sul petto. Come se tutte queste promesse non bastassero, lo stesso profeta, il cui sguardo ispirato si immergeva già nelle profondità eterne, esclama in nome del Signore: Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò. I bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. O Madrina diletta, dopo un simile linguaggio, non resta altro che tacere e piangere di riconoscenza e di amore!Se tutte le anime deboli e imperfette sentissero ciò che sente la più piccola tra tutte le anime, l'anima della sua piccola Teresa, non una sola di esse dispererebbe di giungere in cima alla montagna dell'amore! Infatti Gesù non chiede grandi azioni, ma soltanto l'abbandono e la riconoscenza, poiché ha detto nel Salmo 49: Non prenderò giovenchi dalla tua casa, né capri dai tuoi recinti. Sono mie tutte le bestie delle foreste, animali a migliaia sui monti: Conosco tutti gli uccelli dei cieli, è mio ciò che si muove nella campagna. Se avessi fame, a te non lo direi: mio è il mondo e quanto contiene. Mangerò forse la carne dei tori, berrò forse il sangue dei capri?
12
Offri a Dio un sacrificio di lode e di azioni di grazie. Ecco quindi tutto ciò che Gesù esige da noi. Egli non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore, perché questo stesso Dio che dichiara di non aver affatto bisogno di dirci se ha fame, non ha esitato a mendicare un po' d'acqua dalla Samaritana. Aveva sete. Ma dicendo: dammi da bere era l'amore della sua povera creatura che il Creatore dell'universo invocava. Aveva sete d'amore! Lo sento più che mai che Gesù è assetato: incontra solo degli ingrati e degli indifferenti tra i discepoli del mondo e tra i suoi propri discepoli; trova pochi cuori che si abbandonino a lui senza riserve, che comprendano tutta la tenerezza del suo amore infinito. |
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