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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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1
Dalle Omelie di san Germano di Costantinopoli. In Dormitione Mariae I-II. PG 98, 342-343. 347-358.
O Maria, negli ultimi tempi tu hai dato alla luce il Verbo di Dio Padre, esistente fin dal principio. Subito dopo averlo messo al mondo, anche le schiere degli angeli guardarono giù dai cieli lodando il Dio nato dal tuo grembo: osannavano ai cieli, d'ora in poi ingioiellati di una gloria più grande, e salutavano la terra che dalla Pace era stata visitata. Da allora, tra angeli e uomini, tra cielo e terra, non esiste più una separazione d'inimicizia, ma insieme essi formano come una città armoniosa, i cui canti concordano e si innalzano come un’unica lode verso il Dio uno e trino. Il Padre si rivolge al suo Figlio unigenito. Rendendo testimonianza alla tua maternità che non ebbe bisogno di uno sposo terreno, egli dichiara: Io oggi ti ho generato. E anche: Dal mio seno, prima dell’aurora io ti ho generato.
2
Queste parole del Padre sono pregnanti dei misteri divini. Se questo figlio è l'Unigenito di Dio prima di essere generato da te, o Vergine e Madre, come il Padre può dire a lui: Io oggi ti ho generato. È chiaro che l'oggi non indica che l'esistenza dell'Unigenito in seno alla divinità sia recente, ma rivela la sua venuta corporea tra gli uomini. Le parole Io ti ho generato manifestano la compresenza - nel Padre - del principio divino e, insieme, della cooperazione dello Spirito Santo. Lo Spirito è inseparabile dal Padre; quando pone la sua dimora in Maria, vergine e madre, il Padre lo manda, secondo il suo beneplacito; perciò il Padre fa sua l'azione del suo santissimo Spirito. E avendo causato insieme con lo Spirito la processione nuova e corporea del Figlio che nasce da Maria, egli può dire al Figlio: Oggi ti ho generato.66 Medesimo è il senso di queste altre parole: Dal mio seno, prima dell’aurora, io ti ho generato.65 La nostra fede vi coglie l'essenza eterna della divinità del Figlio, coeterna con il Padre; e vi scopre anche l'incarnazione fisica e assolutamente reale di questo medesimo Figlio, avvenuta grazie a te, o Semprevergine, nella pienezza dei tempi.
3
Il seno che genera prima dell'aurora significa, secondo il linguaggio scritturistico, la processione di questa Luce che trascende i cieli e la terra. Prima di ogni creatura visibile o invisibile l'Unigenito fu generato dal Padre senza principio, come Luce da Luce. Ma quel Seno fu anche il tuo grembo materno, o Maria, per mostrarci che l'Unigenito è uscito da te per dimorare tra noi nella carne. Prima dell'aurora, sì, durante la notte, prima dello spuntare del giorno, sopraggiunge l'ora del tuo parto; nel seno della notte, tu hai messo al mondo la luce per coloro che giacevano nelle tenebre. Infatti il vangelo racconta. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Ecco la gloria aggiunta ai cieli per mezzo di te, o Madre di Dio. Se i cieli avessero già avuta la pienezza della gloria, gli angeli non avrebbero potuto cantare gloria a Dio nel più alto dei cieli proprio nel momento in cui scoprivano la tua ineffabile maternità. Ma anche quale fu lo splendore per la terra! Attraverso la tua carne immacolata l’uomo fu reso cittadino del cielo, i pastori si mescolarono agli angeli; essi furono elevati fino alla gloria del mistero divino, perché impararono a conoscere la consustanzialità del Padre con il Figlio da cui egli procede non per creazione, ma per nascita eterna.
4
Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano, o Madre di Dio; dicano sempre: Il Signore è grande coloro che amano il tuo nome glorioso. Poiché la lingua dei cristiani celebrerà la tua giustizia, canterà la tua lode per sempre celebrando la tua verginale purezza e la tua santa maternità. Tramite te, o Maria, i poveri hanno contemplato la ricchezza della bontà di Dio. Videro e dissero: Della sua grazia è piena la terra. Attraverso di te i peccatori cercarono Dio e furono salvati; anch'essi dissero: Se il Signore non fosse stato il nostro aiuto, incarnandosi da una vergine, in breve abiteremmo nel regno del silenzio, nell'abisso della morte, divorante ogni cosa. Davvero, o Madre di Dio, il tuo aiuto è potente per la salvezza e non ha bisogno di alcun altro intercessore presso Dio. Tu sei la madre della Vita realmente vera. Tu sei il lievito messo nella pasta umana per rigenerarla. Tu sei la libertà dalle colpe di Eva. Quella fu madre della polvere, tu sei madre della Luce. La matrice di quella fu matrice di corruzione; il tuo seno di incorruttibilità. Quella fu abitazione della morte, tu sei allontanamento dalla morte. Dal tempo di Eva le nostre palpebre erano abbassate verso terra, tu le hai rese aperte e sveglie, tu le hai fatto riflettere la gloria. I figli di Eva sono dolore, il tuo Figlio è la gioia perfetta. Quella, poiché era terra, alla terra tornò; tu ci hai generato la Vita, alla Vita sei ritornata, e hai avuto la forza di procurare vita agli uomini anche dopo la morte. Non ci sazieremo mai di ammirarti, o Vergine santa: il mistero della tua Dormizione nella vita, del tuo passaggio nell’altro mondo, offre agli uomini che sanno contemplarlo una meditazione che non ha fine.
5
O Maria, se tu non ci avessi mostrato il cammino, nessun uomo sarebbe divenuto spirituale, nessuno avrebbe adorato Dio in spirito. L'uomo è divenuto un solo spirito con Dio, quando tu diventasti abitazione dello Spirito Santo. Nessuno è pieno della conoscenza di Dio, se non grazie a te, Madre di Dio; nessuno è libero da pericoli, se non per il tuo mezzo, o Vergine Madre; nessuno è redento, se non per mezzo tuo, o Genitrice di Dio, nessuno ha ricevuto i doni della misericordia divina se non grazie a te, Madre e Tempio di Dio. Chi più di te prende le difese dei peccatori? Chi tanto intercede per i cuori induriti? Ognuno di coloro che talvolta avrebbero potuto portare aiuto, si tratteneva dall'elevare suppliche per noi, supponendo che il fico sterile della parabola sarebbe stato abbattuto. Temevano cioè di ottenere una risposta sfavorevole, a causa della nostra infruttuosità. Ma tu, tu hai presso Dio il potere di madre; tu procuri in sovrabbondanza il perdono a coloro che abbondantemente peccano.
6
Non è possibile che tu non sia ascoltata, o Maria, poiché colui che è Dio attraverso tutto e in tutto, obbedisce a te come alla sua vera e immacolata Madre sua. Perciò chi è afflitto a ragione si rifugia presso di te; chi è senza forza a te si appoggia; chi è assalito si arma di te contro i suoi nemici. Di Dio tu spegni l'ira ardente, la collera, lo sdegno, la tribolazione e i messaggeri di sventure inviati contro di noi. Tu fai volgere indietro la giusta minaccia e la sentenza della condanna, poiché ami grandemente il popolo che porta il nome del tuo Figlio. Perciò anche il tuo popolo cristiano, consapevole della sua condizione, a te ricorre per presentare apertamente le sue preghiere a Dio. O tutta santa, con fiducia noi osiamo di farti spesso violenza nelle nostre suppliche, perché abbiamo sperimentato la tua bontà e l'abbondanza dei tuoi benefici verso di noi.
7
Tutti ti benedicono, o Maria. In te possiamo contemplare Dio con un'intuizione che supera quella delle intelligenze angeliche, in te troviamo una fonte di felicità finora a noi sconosciuta. In te la stirpe dei cristiani ha la sua origine, tu sei il rifugio a cui affluiscono i peccatori. Il tuo nome, di ora in ora, si trova sulla nostra bocca. Un credente che sia colpito dalla sventura o anche solo inciampi col piede, subito invoca il tuo nome. E non suppone di glorificarti chi incessantemente ti loda, perché egli inizia sempre di nuovo con ardore insaziabile. È impossibile celebrarti degnamente. Vorremmo magnificarti mediante una continua glorificazione, quasi fosse possibile così diminuire il nostro debito verso di te. Ti dobbiamo tutto e non possiamo contraccambiarti in nulla. Perciò noi moltiplichiamo il nostro rendimento di grazie e tu la tua protezione. I tuoi benefici non conoscono limite, giacché donazione ottima è quella che non ha fine; perciò noi non facciamo che ricominciare sempre, come all'inizio, il nostro ringraziamento.
8
Grazie a te, le nostre ossa saranno rigogliose come erba fresca, secondo le parole del profeta. Tu sei la madre dell'Agnello e la madre del Pastore e ci procuri tutti i beni, - lo sappiamo. O Madre ammirabile, tutto in te è verità, pienamente giusto, desiderabile più dell’oro, di molto oro fino, più dolce del miele e di un favo stillante. I tuoi servi ne vengono illuminati, ripagati nel desiderarlo. Ma chi comprenderà la bontà del Signore? La stessa nostra impotenza a lodarti, ecco la nostra lode. In verità, in te stessa va cercata la tua lode, poiché sei stata rivelata Madre di Dio. Tu hai ottenuto questo titolo, non soltanto perché con i nostri orecchi l'abbiamo udito quando è letta la Scrittura, o perché i nostri padri ce l'hanno raccontato, nonostante la loro testimonianza totalmente veridica. Altro è il motivo: l'opera che per noi hai compiuto ti ha reso - senza menzogna o esagerazione verbale, ma nella piena verità della fede cattolica - Madre di Dio.
9
Dal vangelo secondo Luca.
I pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva in una mangiatoia. Dai Discorsi di sant'Agostino.
Sermo CLXXXVI, in Natale Domini, 1-2. PL 38, 999-1000.
Rallegriamoci, fratelli, gioiscano e si allietino le genti. Questo giorno per noi venne reso sacro non dall'astro solare che vediamo, ma dal suo Creatore invisibile quando, divenuto visibile per noi, lo partorì la Vergine Madre, feconda pur rimanendo integra, anche lei creata dal Creatore invisibile. Vergine nel concepirlo, vergine nel portarlo in grembo, vergine dopo averlo partorito, vergine per sempre. Perché ti meravigli di questo, o uomo? Era conveniente che nascesse così Dio, quando si degnò di diventare uomo. Così l'ha creata colui che è stato fatto da lei. Prima che venisse formato nel seno materno già esisteva e, poiché era onnipotente, poté essere formato pur rimanendo ciò che era prima. Si formò una madre, mentre era presso il Padre; e mentre veniva fatto dalla madre, rimase sempre nel Padre. Come avrebbe potuto smettere di essere Dio quando cominciò ad essere uomo, se alla sua madre fece dono di non smettere di essere vergine quando lo partorì? Il Verbo si fece carne non significa che cessò di essere Verbo per divenire carne mortale, ma che la carne si unì al Verbo per non essere più mortale. Con l'uomo è formato di anima e di corpo, così Cristo è Dio e uomo. È uomo e insieme Dio; è Dio e insieme uomo: senza confusione della natura, ma nell'unità della persona. Colui che come figlio di Dio è da sempre coeterno al Padre che lo genera, è lo stesso che cominciò ad essere dalla Vergine come figlio dell'uomo. 10 Se Verbo significa Dio e carne significa uomo, che significa: Il Verbo si fece carne se non: Colui che era Dio si è fatto uomo? Perciò colui che era Figlio di Dio è divenuto figlio dell'uomo assumendo ciò che era inferiore, non mutando ciò che era superiore; prendendo ciò che non era, non perdendo ciò che era. Come potremmo affermare nella professione di fede che il Figlio di Dio è nato da Maria Vergine, se fosse nato dalla Vergine Maria non il Figlio di Dio, ma un figlio dell'uomo? Nessun cristiano nega che da quella donna nacque un figlio d'uomo; afferma però che Dio si è fatto uomo per cui un uomo è divenuto Dio. Infatti il Verbo era Dio e il Verbo si fece carne.1 La vera fede è che colui che era Figlio di Dio, per poter nascere dalla Vergine Maria, prese le sembianze di servo, divenne figlio dell'uomo restando ciò che era e assumendo ciò che non era. Cominciò ad essere nella natura umana, inferiore al Padre, continuò a rimanere nella natura divina, nella quale lui e il Padre sono una cosa sola.
11 Allocuzione di papa Paolo VI. Udienza generale, 9 gennaio 1974. Osservatore Romano, 10 gennaio 1974.
Ritorniamo un istante al racconto evangelico e raccogliamo un frammento che vale un programma. Ecco il frammento che ci istruisce circa il "dopo Natale": e dice così, bellissimo: Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Sì, quanta umana bellezza in questa personale notizia, quanta spirituale ricchezza in questa candida confidenza. Molto probabilmente, essa è la fonte genuina e diretta dell'evangelista che scrive: è Luca, il quale registra un particolare naturalissimo: come una madre, e una tale madre, non poteva rivivere nel pensiero il grande personale avvenimento ch'ella aveva vissuto nella realtà della vitale esperienza? Gesù era nato così nelle circostanze che tutti ben conosciamo: come non doveva rinascere nella riflessione della madre felice e sola a conoscere il prodigio molteplice di quella nascita umano-divina? La memoria dapprima, la conoscenza poi, la comprensione in seguito, la meraviglia, la contemplazione infine, non sono forse le fasi della vita spirituale di Maria, assurta, anche sotto questo aspetto, ad esempio, a tipo del processo interiore che dovrebbe compiersi in ogni seguace di Cristo?
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Ancora noi ci domandiamo: come Cristo Gesù, di cui abbiamo commemorato la nascita avvenuta al tempo di Cesare Augusto, a Betlemme, è presente ancora tra noi? Limitiamoci a cercare la sua presenza interiore negli animi nostri e, ripensando a Maria, rispondiamo: Gesù è presente, anzitutto, per via di fede dentro di noi. Una parola di san Paolo dice tutto a questo riguardo: Cristo abiti per la fede nei vostri cuori. Deriva da questa affermazione, (che sarà poi integrata da un altro elemento essenziale, la grazia, e da un altro coefficiente strumentale, la Chiesa), tutta la vita spirituale della nostra religione. Possiamo dire, semplificando: il Natale dura in noi se Cristo nasce e vive in noi per via di fede, la quale non è una semplice nozione di Cristo, un’immagine, quasi una fotografia di lui, che supplisca la sua figura sensibile, ma è una forma misteriosa e vitale, che lo porta a vivere in noi. Ancora san Paolo ce lo dice, quando afferma che il cristiano, cioè l'uomo giusto nel senso biblico, vive di fede, e qui la fede non è attribuita alla pura testimonianza umana, ma alla parola di Dio. |
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