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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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BALDOVINO DI FORDA + 1190
Ecco ancora un autore cistercense, ma il contrasto tra Baldovino ed Elredo appena letto balza subito all'occhio. Mentre il cantore dell'amicizia aveva uno stile flessibile e suasivo, meravigliosamente atto a descrivere le sfumature del cuore umano, Baldovino ci offre uno stile sostenuto, che si muove nel registro teologico, strutturato in modo architettonico. Infatti,
il Trattato XV, secondo alcuni il capolavoro di Baldovino, è una
teologia della vita monastica considerata come comunione. Per
Baldovino, la comunione cenobitica discende dalla comunione che regna
nel rapporto trinitario: idea nient’affatto frequente nella
tradizione occidentale, ove le meditazioni trinitarie si soffermano
normalmente a vedere un'immagine della Trinità nelle facoltà del
singolo uomo. Scorgere il segno della vita trinitaria nella comunione
che regge i rapporti umani, fa di questo Trattato XV una delle opere
più singolari del Medio Evo. Dio
è comunione nella sua natura profonda, in virtù dell'azione dello
Spirito Santo che, vien detto più volte dal testo 222 in avanti, è
"legame e comunione" del Padre e del Figlio. Benché Dio
basti a se stesso (226), l'amore effuso in noi dallo Spirito Santo è
segno del bisogno di dare tutto se stesso di un Dio
"costretto" ad amare e anche a farsi amare (220)
anzi, lo Spirito Santo è per l’uomo a tempo stesso donatore e dono
(2281 l’uomo, dal canto suo, riceve la grazia di Dio come un
prestito ch'egli deve trasformare in strumento di comunione. Solo
attraverso il comunicare egli può sperare di possedere veramente il
dono che ha ricevuto (227). Questa
dialettica dare - comunicare (227. 228) è la chiave del passaggio
dall'amore trinitario a quello cenobitico. Così, dopo un breve
capitolo (223) sulla comunione fra gli angeli, suscitata da quello
stesso Spirito che costituisce la comunione trinitaria, Baldovino si
accinge a delineare i tratti della comunione apostolica e cenobitica.
Ma prima avverte che vi sono altri tipi di comunione, tra cui quella
di natura, legata al peccato. Essa è riscattata dalla comunione di
grazia, comunione di tutti i battezzati (224), che costituisce la vita
comune, non già semplicemente nel senso di vita che si svolge in
comune, ma in quello ben più forte che è comune a tutti: L’essere
un cuore solo e un'anima sola, così come la comunione di ogni cosa,
fanno la vita comune" (224). Ma
cosa S’intende precisamente con i termini "comunione" e
"amore", due parole che percorrono tutto l'opuscolo? Il
termine "comunione" esprime il possesso in comune dei beni
materiali e spirituali di ciascuno, oppure l'unione dei cuori che
credono e vivono le stesse cose. Notiamo l'inesistenza dell'accezione
eucaristica, non perché Baldovino, l'autore del De Sacramento
altaris, la svaluti, ma perché in questa sede egli non si sofferma
sugli strumenti della vita comune. L'amore
non può non cercare e provocare la comunione, giungendo fino a
privarsi di qualcosa a favore dell'altro: tale è il senso
dell'espressione "amore della comunione" che ritorna spesso
dal n.221. La
reciprocità, che si stabilisce grazie all'amore, è "comunione
dell'amore" (225), perché suscitata dall'amore e perché
l’amore stesso tende in essa a diventare comune. "Se <l'amore>
desidera che tutti i suoi beni siano comuni, molto più vuole che lo
sia l'amore stesso "(221). Qualora
tale corrispondenza d'amore non si produca, il risultato è la
sofferenza (221); tuttavia l'appello all'amore è senza limiti per
l'uomo. "La carità opera sempre in modo che colui che è amato
ami a sua volta e in tal modo non sia il solo ad essere amato"
(221). La dialettica delineata si svolge così attraverso tre fasi: 1
- l'amore dell'amante cerca la comunione: è l'amore della comunione;
2 - grazie ad esso è realizzata la comunione: è la comunione
dell'amore; 3 - ne segue un ritorno d'amore da parte dell'amato, che
è al tempo stesso strumento di comunione: è di nuovo l'amore della
comunione (cf. 223). Questo
schema è esplicitato in 224, ove si dice che “più è grande
l'amore, più forte è il legame e più piena la comunione, e
viceversa: più grande è la comunione, più forte è il legame e più
pieno l’amore” D'altronde la lirica descrizione della vita
degli angeli (223) è in realtà una rappresentazione ideale del
monastero. Basti, per convincersene, il dettaglio molto concreto del
bene “trattenuto di nascosto con l'intento di appropriarsene” Sebbene la fragilità umana possa sabotare l'alleanza con Dio, il credente trova nel Corpo mistico, che è la Chiesa, la comunione dei santi realizzata dallo Spirito. Essa può sopperire alla sua inconsistenza. Non sperare in essa, aggiunge Baldovino in un sospiro di esultanza, significa "stare allo stretto nei nostri cuori" (229). La
comunione così realizzata è figura della vita celeste a cui l'uomo
è chiamato: la vita monastica trova in tal modo la sua ragione
d'essere in una fondamentale valenza escatologica, preludio alla
comunione di gloria (228, 229). |
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