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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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Anno A
Giorni feriali dell’Ottava di Natale
Primo GiornoPrimo Notturno
1 Dai Discorsi di sant'Agostino. Sermo CLXXXVII, in Natali Domini, 1-4. PL 38,1001-1003.
Non c'è da meravigliarsi se qualunque pensiero umano, qualunque discorso diventa insufficiente qualora tentassimo di lodare il Figlio di Dio in maniera adeguata al suo essere presso il Padre, uguale e coeterno a lui. In lui, Verbo di Dio e Dio stesso, vita e luce degli uomini, sono state create tutte le cose esistenti nei cieli e sulla terra, le visibili e quelle invisibili. In che modo sarà capace la nostra lingua di lodare degnamente colui che neanche la nostra mente è ancora in grado di vedere? Eppure nella nostra mente lui ha messo un occhio con il quale poter essere veduto, purché da parte nostra si elimini l'iniquità, si risani l'infermità e si diventi beati dal cuore puro, perché costoro vedranno Dio. Non c'è da meravigliarsi, ripeto, se non possiamo trovare parole adeguate per cantare degnamente quell'unico Verbo, nel quale siamo stati chiamati all'esistenza; se non sappiamo che cosa dire di lui. È la nostra mente infatti che sta pensando queste parole e le esprime, ma a sua volta essa stessa è stata formata per mezzo di quel Verbo. L'uomo non forma le parole allo stesso modo in cui egli stesso è stato formato per mezzo del Verbo; perché neanche il Padre ha generato l'unico Verbo allo stesso modo in cui mediante il Verbo ha creato tutte le cose. Dio ha generato Dio: ma sia il generante che il generato sono un unico Dio. Dio invece ha creato il mondo: il mondo passa e Dio rimane. E come le realtà create non si sono create da sole, così da nessuno è stato creato colui per il quale tutte le cose poterono essere create. Perciò non stupisce se l'uomo, una fra le tante creature, non può descrivere adeguatamente il Verbo, per mezzo del quale tutte le cose sono state create.
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Vediamo ora se siamo capaci di dire qualcosa di adeguato e di conveniente non sul fatto che in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio, ma sul fatto che il Verbo si è fatto carne; se possiamo dire qualcosa riguardo al fatto che venne ad abitare in mezzo a noi, se almeno si potrà dire qualcosa sulla natura umana, nella quella volle rendersi visibile. Proprio per questo celebriamo solennemente questo giorno, nel quale egli si è degnato di nascere da una vergine. Questa sua nascita l'ha fatta in qualche maniera raccontare da uomini. Ma chi narrerà la sua nascita in quella eternità, nella quale in quanto Dio è nato da Dio? Lì non c'è un giorno specifico che possa essere solennemente celebrato. Né è giorno che passi per ritornare dopo un ciclo annuale, ma rimane senza tramonto perché ha avuto inizio senza alba. Quell'unico Verbo di Dio, quella vita, quella luce degli uomini è il giorno eterno. Mentre questo giorno nel quale egli si è unito alla carne umana, divenuto come uno sposo che esce dalla stanza nuziale, ora è oggi, domani sarà ieri. Il giorno odierno ricorda l'Eterno nato dalla Vergine, poiché l'Eterno nato dalla Vergine consacrò il giorno odierno. Quali lodi potremo dunque cantare all'amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l'uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato dal seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l'umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.
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Osserva, uomo, cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l'insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente; il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto; lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina. Celebriamo perciò con gioia il giorno in cui Maria partorì il Salvatore, una sposa il creatore delle nozze, una vergine il principe delle vergini. Sposa di un uomo, ma madre senza la partecipazione dello sposo; vergine prima delle nozze, vergine nelle nozze; vergine quando è incinta, vergine quando allatta. Il Figlio onnipotente nel nascere non tolse alla sua santa madre la verginità, che s'era scelta per nascere. È un bene la fecondità del matrimonio, è però un bene migliore l'integrità della vita consacrata. Cristo uomo, che in quanto Dio poteva dare tutti e due i beni - era infatti uomo e Dio insieme - mai avrebbe donato alla madre il bene che gli sposi desiderano - la fecondità - togliendole però quel bene migliore - l'integrità - per avere il quale le vergini preferiscono non diventare madri. La vergine santa Chiesa celebra pertanto oggi il parto della Vergine. Ad essa si riferisce l'Apostolo quando dice: Vi ho promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Come mai vergine casta riferito a tanta gente di ambo i sessi, riferito non solo ai giovani consacrati e alle vergini, ma anche agli sposati, padri e madri? Come mai vergine casta, se non per l'integrità della fede, della speranza e della carità? Cristo, che avrebbe ricostituito la verginità nel cuore della Chiesa, prima l'ha conservata nel corpo di Maria. Nelle nozze umane la donna è consegnata allo sposo e perde la sua verginità; la Chiesa invece non potrebbe essere vergine se lo sposo a cui viene consegnata non fosse figlio di una vergine.
Secondo Notturno
Dal libro dei Proverbi, capitolo 8o.
Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua, prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto, ed ero la sua delizia ogni giorno, mi rallegravo davanti a lui in ogni istante; mi ricreavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.
Secondo giornoPrimo Notturno1 Dai Discorsi di sant'Agostino. Sermo CLXXXVII in Natali Domini, 1-4. PL 38,1001-1003.
La mia bocca proclami la lode del Signore: di quel Signore per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose e che è stato fatto come tutte le cose. Egli è la rivelazione del Padre e creatore della madre; Figlio di Dio che procede dal Padre senza madre e figlio dell'uomo che procede dalla madre senza un padre. Giorno grande degli angeli divenuto piccolo nel giorno degli uomini; Verbo-Dio da prima di tutti i secoli, Verbo-uomo nel tempo stabilito; creatore del sole, creato sotto il sole. Determina tutti i tempi dal seno del Padre ove sempre rimane e rende sacro questo giorno dal grembo della madre dal quale proviene; autore del cielo e della terra, sorto sulla terra sotto il cielo; ineffabilmente sapiente, sapientemente bambino. Riempie il mondo e giace in una mangiatoia; governa le stelle e si attacca ad un seno di donna; immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo. Ma quella immensità non è limitata da questa piccolezza né questa piccolezza è schiacciata da quella immensità. Quando assunse il corpo umano non lasciò le operazioni divine né smise di estendersi con potenza da un capo all'altro del mondo e di governare con bontà ogni cosa. Quando si rivestì della debolezza della carne fu accolto, non limitato, nel grembo della Vergine. Perciò agli angeli non venne meno il cibo della sapienza e noi abbiamo gustato la soavità del Signore. Non meravigliamoci se ho detto queste cose nei riguardi del Verbo di Dio. Anche il discorso che vi sto facendo colpisce i vostri sensi; rimane però libero in maniera che ogni ascoltatore lo accoglie ma non lo può imprigionare tenendoselo per sé. Se non lo si potesse accogliere, nessuno verrebbe istruito; se lo si potesse imprigionare, non giungerebbe agli altri ascoltatori. Il discorso che vi sto facendo è composto di parole e di sillabe; voi nell'accoglierlo non lo spezzettate come si fa con il cibo che si mangia, ma tutti lo ascoltate interamente e ognuno di voi lo accoglie per intero. Né io ho timore, nel parlare, che un solo ascoltatore se lo accaparri tutto intero per cui un altro non abbia niente più da ascoltare. Ma voglio che stiate tutti attenti, senza disturbare l'orecchio e la mente degli altri affinché ognuno di voi possa ascoltarlo tutto e permetta agli altri di ascoltarlo per intero. E questo non avviene in tempi successivi, come se il discorso che ora sto facendo prima entrasse in te, poi uscisse da te per poter entrare in un altro; ma giunge contemporaneamente a tutti e giunge tutto intero ai singoli ascoltatori. E se si potesse ritenerlo a memoria tutto intero, come tutti siete venuti per ascoltarlo tutto intero, così ciascuno di voi ritornerebbe a casa portandoselo con sé tutto intero. Quanto più ciò avverrà per il Verbo di Dio, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose e che rimanendo in sé rinnova tutte le cose. Egli, infatti, non è limitato da luoghi né si estende nel tempo né varia secondo intervalli brevi o lunghi né è composto di suoni né termina con la fine del suono. Quanto più un tale e tanto Verbo, nell'assumere un corpo, poté, senza abbandonare il seno del Padre, fecondare il grembo della madre. Da questo uscire per essere visto dagli uomini, di lì manifestarsi alle menti degli angeli; da questo venire sulla terra, di lì spiegare i cieli; da questo diventare uomo, di lì creare gli uomini. 2 Nessuno creda che il Figlio di Dio si sia mutato in figlio dell'uomo. Piuttosto crediamo che, senza distruggere la sostanza divina e assumendo con pienezza quella umana, rimanendo Figlio di Dio, divenne figlio dell'uomo. Le frasi della Scrittura: Il Verbo era Dio e: Il Verbo si fece carne non s'intendono nel senso che il Verbo si è fatto carne smettendo di essere Dio: infatti è l'Emmanuele, cioè il Dio con noi, che è nato in quella stessa carne di cui si dice che il Verbo si fece carne. È come la parola che concepiamo nella mente: diventa suono quando la proferiamo con la bocca, tuttavia non si trasforma in suono, ma rimanendo essa intatta nella mente, si usa il suono per farla estrinsecare. Così dentro rimane quel che si è compreso, fuori risuona quel che si è ascoltato. Tuttavia con il suono si manifesta la stessa cosa che prima era risuonata nel silenzio della mente. E la parola, quando diventa suono, non si muta in suono; ma rimane nella chiarezza della mente e, quando assume un suono materiale, arriva a chi l'ascolta senza lasciare chi la pensa. Nel silenzio della mente insieme con la parola non viene pensato il suono che può corrispondere alla lingua greca o latina o a qualunque altra. Ma il concetto che bisogna dire, prima ancora di considerare le diversità linguistiche, in un certo senso si trova nudo nel segreto della mente davanti a chi lo pensa; perché di lì possa uscire, viene rivestito della voce di chi parla. Tuttavia le due cose, cioè quanto viene pensato nella mente e quanto risuona nel parlare, sono mutevoli e alternativi: il primo non ci sarà più quando l'avrai dimenticato, il secondo non ci sarà più quando avrai smesso di parlare; invece il Verbo di Dio rimane eternamente e immutabilmente. Quando il Verbo assunse un corpo nel tempo per poter manifestarsi in questa nostra vita terrena, non perdette l'eternità per assumere il corpo ma conferì l'immortalità anche al corpo. E uscì come sposo dalla stanza nuziale, esultando come prode che percorre la via. Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma per poter diventare, a nostro vantaggio, ciò che non era, spogliò sé stesso non lasciando la natura divina ma assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini fu riconosciuto come uomo per aver rivestito la natura umana, non per propria natura.
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Tutto quello che siamo, sia nell'anima che nel corpo, per noi è natura, per lui è maniera acquisita. Noi se non fossimo così non saremmo niente; lui se non fosse così sarebbe comunque Dio. E quando cominciò ad essere ciò che non era, divenne uomo rimanendo Dio. Per cui non una soltanto ma tutte e due le espressioni seguenti si applicano giustamente a lui: sia il Padre è più grande di me, per il fatto che divenne uomo, sia io e il Padre siamo una cosa sola, per il fatto che rimase Dio. Se il Verbo si fosse cambiato in carne, cioè se Dio si fosse mutato in uomo, sarebbe vera soltanto l'espressione: Il Padre è più grande di me, perché Dio è maggiore dell'uomo. E sarebbe falsa l'altra: Io e il Padre siamo una cosa sola, perché non possono essere una cosa sola Dio e l'uomo. O forse avrebbe potuto dire: io e il Padre non siamo una cosa sola, ma fummo una cosa sola? Ciò infatti che era e smise di essere non è più ma fu. Cristo invece per la vera natura di schiavo, che aveva assunto, con verità disse: Il Padre è più grande di me;59 e per la vera natura divina in cui rimaneva, con verità disse: Io e il Padre siamo una cosa sola.60 Annientò se stesso davanti agli uomini non diventando ciò che non era e lasciando ciò che era prima, ma occultando ciò che era e manifestando ciò che era diventato. Pertanto, poiché la Vergine concepì e partorì un figlio, per la evidente natura di servo che aveva, è stato detto: Un bambino è nato per noi. Poiché però il Verbo di Dio, che rimane in eterno, si è fatto carne per abitare in mezzo a noi, per la natura divina che nasconde ma che rimane in lui, lo chiamiamo con il nome di Emmanuele, come annunciato da Gabriele. Si è fatto uomo pur rimanendo Dio, perché anche come figlio dell'uomo potesse essere giustamente detto: Dio con noi e non uno Dio, e un altro uomo. Esulti il mondo intero nell'esultanza dei credenti: per salvarli venne colui per mezzo del quale il mondo è stato creato. Il creatore di Maria è nato da Maria, il figlio di Davide è il Signore di Davide; discende da Abramo colui che era prima di Abramo; l'autore della terra è formato sulla terra; il creatore del cielo è creato sotto il cielo. Egli è il giorno che ha fatto il Signore; il giorno del nostro cuore è lui, il Signore. Camminiamo alla sua luce, rallegriamoci ed esultiamo in lui.
Secondo Notturno
Dal libro della Sapienza, capitolo 7o.
Nella sapienza c'è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un'immagine della sua bontà. Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri; paragonata alla luce, risulta superiore; a questa, infatti, succede la notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere. Essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa.
Terzo GiornoPrimo Notturno1
Dai Discorsi di san Leone Magno. Sermo XXII, 2o, in Nativitate Domini, 1-3. PL 54, 193-197.
Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura, perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l'antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l'alto mistero della nostra salvezza, che, promesso all'inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine. Ed è giusto che noi in tale giorno, elevando in alto i nostri cuori, adoriamo il mistero divino, perché ciò che si compie quale frutto di un grande dono di Dio sia celebrato con grande letizia da parte della Chiesa. L'onnipotente e clementissimo Dio, la cui natura è bontà, la cui volontà è potenza e la cui azione è misericordia, non appena la malvagità del demonio ci ebbe dato la morte mediante il veleno del suo odio, indicò chiaramente fin dall'origine del mondo quei rimedi che la sua pietà aveva predisposto per risollevare il genere umano. Egli annunziò al serpente la futura discendenza della donna, che gli avrebbe schiacciato con la sua virtù il capo altero e reo: designava così Cristo che sarebbe venuto nella carne, come Dio e come uomo, il quale nascendo da una vergine, avrebbe condannato con la stessa sua nascita immacolata il profanatore della stirpe umana. Erano questi i titoli di gloria per il demonio: l'uomo, cadendo vittima del suo inganno era rimasto privo dei doni di Dio e, spogliato del privilegio dell'immortalità, era stato colpito inesorabilmente dalla sentenza di morte. Quanto a lui, in mezzo ai suoi mali aveva trovato materia per confortarsi, avendo un compagno nella prevaricazione; ed anche Dio, attenendosi all'esigenza di una giusta severità, aveva dovuto modificare i suoi antichi piani nei riguardi dell'uomo, che aveva creato e collocato su un alto piedistallo di onore. Era dunque necessario, o miei cari, che nell'ordinamento di un disegno segreto da una parte Dio, che è immutabile e la cui volontà è inseparabile dalla sua bontà, realizzasse con un mistero ancor più nascosto il piano primitivo predisposto dalla sua pietà, e che d'altra parte l'uomo, trascinato nella colpa dall'iniquità fraudolenta del demonio, non andasse in completa rovina, contrariamente al proposito stesso di Dio.
2
Al tempo prestabilito per la redenzione degli uomini, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, fa il suo ingresso nelle bassure di questo mondo: egli scende dal cielo, sua sede, ma non si stacca dalla gloria del Padre ed è generato attraverso un modo e una nascita assolutamente nuovi. Nuovo fu il modo, perché egli, invisibile nella sua natura, si rese visibile nella nostra, di per sé irraggiungibile, volle essere raggiunto; vivente prima di tutti i tempi, cominciò ad essere nel tempo; padrone dell'universo, assunse la condizione di schiavo, nascondendo lo splendore della sua maestà; Dio impassibile, si degnò sottoporsi alle leggi della morte. E nuova fu la sua nascita, perché fu concepito da una vergine e da una vergine nacque, senza desiderio carnale da parte di padre e senza violazione dell'integrità della madre. Conveniva a colui che sarebbe stato il Salvatore degli uomini un'origine tale, che gli garantisse il reale possesso della natura dell'uomo ed insieme ne escludesse le contaminazioni della carne dell'uomo. Il Dio infatti che nasce nella carne ha per autore Dio stesso, come attesta l'Arcangelo a Maria: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Se l'origine è diversa, la natura è simile alla nostra: è certo un fatto del tutto estraneo alla nostra esperienza, unicamente fondato sulla potenza divina che una vergine abbia concepito e partorito e vergine sia rimasta. Non si pensi qui alla condizione di colei che partorisce, ma al volere sovrano di colui che nasce, e nasce appunto uomo nel modo in cui voleva e poteva. Ora se si ricerca la realtà della sua natura, bisogna scoprirvi la materia umana, ma se si indaga la ragione della sua origine, bisogna riconoscervi la potenza divina. Venne infatti il Signore Gesù Cristo a eliminare i nostri mali contagiosi, non a subirli, e neppure a soccombere ai nostri vizi, ma a curarli. Venne a guarire ogni forma di debolezza, conseguente alla corruzione, e tutte le piaghe deturpatrici delle nostre anime. Era dunque necessario che nascesse in modo nuovo, lui che apportava ai corpi umani la grazia nuova della purezza assoluta. Era cioè necessario che l'integrità del figlio preservasse l'originale stato di verginità della madre e che la potenza dello Spirito divino, in lei effondendosi, custodisse questo sacro recinto del pudore, questa sede magnifica di santità, oggetto di tanta compiacenza, perché egli si proponeva di rialzare quel che era caduto, di rinsaldare quel ch’era spezzato e di comunicare e di accrescere la forza della castità per vincere le seduzioni carnali. Così la verginità, che nelle altre donne non può rimanere integra con la generazione, diventava anche in esse imitabile con la rinascita spirituale.
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Non è forse evidente, o miei cari, che Cristo scelse di nascere da una vergine per un motivo ben profondo? Così, infatti, il demonio ignorava che era nata la salvezza per il genere umano e nulla sapendo della concezione operata dallo Spirito, mai poteva immaginare che era nato diversamente dagli altri. Vedendo infatti in lui una natura simile a quella di tutti, pensò anche che avesse un'origine uguale a quella di tutti: Non trovandolo esente dalla debolezza della condizione mortale, non comprese che era libero dai vincoli del peccato. In realtà la misericordia verace del Signore, che pure aveva a disposizione una molteplicità di mezzi per risollevare il genere umano, preferì scegliere a tale fine una vita che le consentisse, nel distruggere l'opera del demonio, di ricorrere non alla forza e alla potenza, ma a un criterio di giustizia. Non a torto l'antico nemico rivendicava orgogliosamente a se stesso un diritto assoluto su tutti gli uomini e non senza ragione faceva pesare il suo dominio su coloro che, abbandonata volontariamente la legge di Dio, egli aveva attirato a obbedire alla sua volontà. Non era quindi giusto che perdesse il potere primordiale di schiavizzare il genere umano, se non a condizione che fosse vinto in quello stesso elemento che aveva già soggiogato. Perché ciò avvenisse Cristo fu concepito senza intervento maschile da una vergine, resa feconda non dall'unione umana, ma dallo Spirito Santo. Mentre in tutte le altre madri la concezione non può avvenire se non con la macchia del peccato, questa Vergine attinse la sua purificazione da quella stessa fonte da cui concepì, perché in lei come non ci fu immissione di seme maschile, così non ci fu mescolanza del principio di peccato. La sua verginità inviolata non conobbe la concupiscenza, ma fornì la sostanza. Quel che fu assunto dalla madre del Signore fu la natura e non la colpa. Fu creata una struttura di schiavo senza la condizione di schiavo, perché l'uomo nuovo fu unito al vecchio in maniera tale che ne prese realmente la specie ed insieme ne escluse l'antico peccato.
Secondo Notturno
Dal libro del Siracide, capitolo 24o.
Così parla la Sapienza: "Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. Ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. Il giro del cielo da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio. Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento stabilirmi. Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece piantare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò; per tutta l'eternità non verrò mai meno. Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion. Nella città amata mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità. |
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Letture della preghiera notturna dei certosini |
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Tempo di Natale
GIORNI
FERIALI DURANTE
L'OTTAVA di NATALE |
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Primo
giorno PRIMO NOTTURNO 1 Dai
Discorsi di Giovanni Taulero. 44
pour la Nativité de saint Jean Baptiste. Sermons
de Tauler,trad. Hugueny,Théry, Cori n, La vie
spirituelle" Parigi 1930 t.II 249-261. Il Verbo era la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Luce essenziale, trascendente, perché supera ogni conoscenza e
ogni realtà. Questa luce brilla nel fondo più intimo dell'uomo. Ma
quando questa luce, assieme con la sua manifestazione, giungono all'uomo e
cominciano a toccarlo, spesso egli si distoglie dal suo fondo dove può
scoprirla; ribalta la direzione, vuole correre fuori, a Treviri o non so
dove. Così non accoglie la testimonianza della luce, perché si proietta
con l'attività sensibile verso l'esterno. Un
altro genere di persone non accoglie questa testimonianza. Il Verbo
venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto (Gv 1,11).
Costoro sono avversi alla luce, hanno un cuore3 mondano e si meritano
il nome di razza di vipere (Mt 3,7),
che san Giovanni affibbiò ai farisei, mentre loro affermavano di
essere progenie di Abramo. Questi tali si oppongono a tutti coloro che
amano la luce. Quanto ciò preoccupa e angustia! Costoro sono attaccati
appena per un filo alla luce e alla fede. Sappiamo bene che la
nostra natura è inferma, radicalmente impotente. Ma il Dio delle
misericordie le ha dato un
aiuto soprannaturale. Questa forza è la luce della grazia, luce creata,
che eleva la natura ben oltre sé stessa e le offre l'alimento per la
nuova vita. Oltre
la grazia vi è un lume increato, il lume della gloria. E' una luce
divina, Dio stesso. Perché se dobbiamo conoscere Dio, ciò dev'essere per
mezzo di Dio, con Dio, in Dio. Il
profeta dice infatti: Alla tua luce
vediamo la luce (Sal 35,10). 2 Possiamo esprimerci
meglio: finché l'uomo non ha eliminato ogni inclinazione, ogni
attaccamento, ogni compiacenza di sé e quanto ha macchiato il fondo del
suo cuore con qualsiasi forma di possesso; finché non ha estirpato ogni
piacere posseduto con voluttà e ogni disordine accettato con volontà
consapevole; finché insomma non è tornato a essere come quando uscì da
Dio, non rientrerà mai nella sua Origine. Eppure tutta questa
opera di spoliazione non basta ancora perché sia ritrovata la purezza
necessaria: bisogna che lo spirito sia trasformato dalla luce della
grazia. Chiunque si abbandonasse
in pieno a questa conversione e sapesse raccogliersi nel suo intimo in un
giusto ordine, potrebbe forse attingere in questa vita l'intuizione del
supremo grado a cui la grazia può elevare l'uomo. Tuttavia, nessuno può
giungere fino a Dio né conoscere Dio, se non nella luce increata che è
egli stesso, Alla tua luce vediamo la luce
(Sal 35,10). Chi sapesse rientrare
sovente nel suo fondo interiore, rimanendovi in un intimo rapporto,
avvertirebbe molte nobili intuizioni dalle profondità della sua anima.
Allora Dio, che è lì presente, si svelerebbe più fulgido di quanto il
sole appaia agli occhi del corpo. 3 Considera bene il senso
di questa verità; cerca di far più attenzione a questa luce e a questo
caldo interiore. Vi troverai l'amore che ferisce e ti spinge nel fondo
dell'anima. Finché sei in
quest'amore, lasciati infiammare e coinvolgere; tendi il tuo arco verso il
bersaglio più elevato. Ma quando tu arrivassi
nell'abisso profondo e misterioso, nell'amore prigioniero, arrenditi
all'amore, a suo arbitrio; allora infatti, non sei più padrone di te
stesso, là non ti restano né pensieri, né esercizio delle facoltà, né
opere di virtù. Poi,
appena ritrovi spazio per essere 1ibero di concepire un pensiero, ricadi
nell’amore che ferisce. Allora prendi subito slancio, sollevati,
rinfocola il senso amoroso; desidera, supplica, eccita l'amore. Quando giunge l'amore
estatico, tutta l'attività umana cola a picco e il Signore pone in te la
sua tenda. Egli fa risuonare nell'anima una parola unica, parola più
nobile e consistente di centomila parole umane. SECONDO
NOTTURNO Dal
libro dei Proverbi, cap. 81.8,22-31 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché, le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto, ed ero la sua delizia ogni giorno, mi rallegravo davanti a lui in ogni istante; mi ricreavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo. Così parla la Sapienza. Secondo
giorno PRIMO
NOTTURNO Dai
Discorsi di san Bernardo. Sermo I in Nativitate Domini,5-6.8. PL 183,117-119. Colui che viene a noi
come un fanciullo non poco ci ha donato, non poco ci ha portato. Il suo
dono più prezioso è la sua misericordia, e l'Apostolo testimone vi vede
la nostra salvezza (Cf Tt 3,5). Cristo è la fontana dell'acqua che
purifica, fontana inestinguibile offerta a tutti gli umani - non soltanto
ai suoi contemporanei perché egli ci
ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue
(Ap 1,5) . L'acqua che
purifica serve anche ad altro: essa placa la nostra sete. Beato
l'uomo che medita sulla sapienza (Sir 14,20). E anche: Il Signore
lo disseterá con l'acqua della sapienza (Sir 15,3). La sapienza di
Dio è sorgente di salvezza, ma quella della carne è nemica di Dio. La
sapienza del mondo sbocca sulla morte, ma quella di Dio, dice l'apostolo
Giacomo, e anzitutto pura (Gc.
3,17);Poi pacifica. Mentre la carne si
compiace nella voluttà, si agita nel tumulto e non conosce la quiete, la
sapienza di Dio è anzitutto purezza, non va a caccia dei propri
interessi, ma di quelli del Signore Gesù. Ricerca anzitutto la volontà
del Padre, piuttosto dì assecondare sé stessa. Sapienza pacifica, non
impone le sue scelte, ma sa ascoltare i consigli altrui, magari
preferendoli. 2 L'acqua
che ci purifica, estinguendo la nostra sete, serve anche a irrigare le
giovani piantagioni; acqua indispensabile, perché, se viene a mancare, le
piante intristiscono o anche seccano del tutto. Quando avrai seminato
tutte le tue opere buone, versa su di esse l'acqua della pietà, perché
il giardino del tuo cuore, impegnato a ricevere la pioggia della grazia,
non inaridisca, ma verdeggi, senza mai temere la siccità. Ne parlava il
profeta, quando pregava così: Il Signore gradisca
i tuoi olocausti (Sal 19,4). Leggiamo pure nell'elogio di Aronne, che
il fuoco consumava ogni giorno la sua offerta. Quell'esempio ci insegna
che le nostre opere vanno condite con il fervore della pietà e la
dolcezza della grazia spirituale. Come potremo trovare la quarta sorgente
che un tempo rendeva così ameno il giardino di Eden? Potremo sperare il
regno dei cieli, se non speriamo più di rintracciare il nostro antico
paradiso? Se vi ho parlato di cose
della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo
(Gv 3,12)? Perché la
nostra attesa dei beni futuri non conosca smagliature, facciamo
l'inventario dei beni presenti. Possediamo un paradiso ineguagliabile per
pregio e diletto, in confronto di quello posseduto dai nostri progenitori. Questo nuovo paradiso è
Cristo, il Signore. In lui abbiamo già scoperto tre fontane, in lui
cerchiamo anche la quarta. Dalla sorgente della misericordia scaturiscono
le acque del suo perdono per
annullare i nostri peccati. Proveniente dalla sorgente infinita della
Sapienza, l'acqua del discernimento estingue la nostra arsura. Dalla fonte
della grazia scorrono le acque della pietà per irrigare le piante delle
buone opere. Cerchiamo l'acqua ardente di un santo fervore che potrà dar
calore a tutti i nostri sentimenti. Dove potremo attingere un'acqua così
bollente? Alla fonte zampillante dell'Amore. 3 In questa vita mortale
Cristo è lui stesso la quadruplice fonte; però in cielo egli ci promette
la fonte della vita. Il profeta anelava ad essa, dicendo: L'anima
mia ha sete di Dio (Sal 41,3 Volgata), fonte della vita. Le quattro
sorgenti sono scaturite dalle quattro piaghe che Cristo in croce
ricevette, ancora vivo; per la quinta sorgente, quella della vita, aprì
il costato, dopo aver consegnato lo spirito. Parlando dei misteri della
natività, eccoci repentinamente giunti a scrutare quelli della passione.
Vi stupisce, fratelli cari, che la natività conduca alla passione? Il
corpo del neonato racchiude, quasi sacca del tesoro, il sangue prezioso
che sarà effuso per la nostra redenzione.
SECONDO
NOTTURNO Dal libro della Sapienza, cap.
70.7,22-8,1 Nella sapienza c'è uno
spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile,
penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
libero, benefico, amico dell'uomo, stabile, sicuro, senz'affanni,
onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti,
puri, sottilissimi. La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la
sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. E' un'emanazione della
potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per
questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. E' un riflesso della luce
perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine
della sua bontà. Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in sé
stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante,
forma amici di Dio e profeti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la
sapienza. Essa
in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri;
paragonata alla luce, risulta superiore; a questa, infatti, succede la
notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere. Essa si
estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente
ogni cosa. Terzo giorno dell'Ottava Terzo
giorno PRIMO
NOTTURNO Dai
Discorsi di sant'Agostino. Sermo
194,2-4. PL 38,1016-1017. Gli angeli rivolgono al
Signore lodi degne di lui. E' infatti il Verbo di Dio il nutrimento che dà
loro la vita, cibo fortificante e incorruttibile. Essi vivono della sua
vita, godono eternamente della sua eternità, sono felici della sua bontà.
Indirizzano degne lodi al Verbo che è presso Dio, rendendo gloria a Dio
nell'alto dei cieli. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che
egli conduce (Sal 94,7). Lavoriamo, secondo la nostra debolezza, per
meritare la pace con la nostra buona volontà, dopo esserci riconciliati
con lui. Ascoltiamo la voce degli angeli, che esultano di letizia per la
nascita del Salvatore: Gloria a Dio
nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama (Lc 2,14). Gli angeli
lo lodano con magnificenza, noi lodiamolo con docilità. Loro sono
messaggeri, noi il gregge. Gesù li sazia di sé alla mensa del cielo, colma noi in
terra, deposto in una mangiatoia. Colui
che imbandisce la loro tavola, in
principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Gv
1,1). Colui che riempie la nostra stalla è il Verbo fatto carne, che venne
ad abitare in mezzo a noi (Gv
1,14). Perché l'uomo mangiasse il pane degli angeli, il Creatore
degli angeli si è fatto uomo. Gli angeli lo lodano con la vita, noi con
la fede. Essi lo godono, noi lo desideriamo. Loro lo posseggono, noi lo
cerchiamo. Essi sono entrati, noi bussiamo. 2 Chi
potrà mai conoscere tutti i tesori di sapienza e di scienza che Cristo
racchiude in sé, nascosti nella povertà della sua carne? Per
noi, da ricco che era,, egli si è fatto povero, perché noi diventassimo
ricchi per mezzo della sua povertà (Cf 2 Cor 8,9). Si mostrò povero
quando, per annientare la morte, ha assunto la nostra mortalità. Ma le
ricchezze di cui si è spogliato, ce le ha promesse; ciò che ha deposto,
non l'ha perduto. Quale immensa ricchezza serba per chi lo teme e dona
pienamente a quelli che sperano in lui. Le nostre conoscenze sono ora
imperfette e incompiute, finché non venga il perfetto e il compiuto. Ma
proprio per renderci capaci di questo, egli, che è uguale al Padre nella
forma di Dio, e simile a noi nella forma di servo, ci trasforma a
somiglianza di Dio. L'unigenito Figlio di Dio è divenuto figlio
dell'uomo, perché la moltitudine dei figli degli uomini divengano figli
di Dio. Con la sua natura visibile di servo nutre noi, suoi servi, e ci
rende 1iberi, atti a contemplare la natura di Dio. Infatti, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora
rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo
simili a lui, perché lo vedremo così come egli (1 Gv 3,2). Ma che
cosa sono quei tesori di sapienza e di scienza, che cosa quelle ricchezze
divine, se non la grande realtà capace di colmarci pienamente? Che cos'è
quell'abbondanza di dolcezza, se non ciò che è capace di saziarci?
Dunque: Mostraci il Padre e ci basta (Gv 14,8) E in un salmo, una voce che
ci interpreta o parla per noi, dice rivolgendosi a lui: Sarò saziato all'apparire della tua gloria (Cf Sal 16,15. Volgata). Egli
e il Padre sono una cosa sola, e chi vede lui, vede anche il Padre. Il
Signore degli eserciti è il re
della gloria (Sal 23,10). Facendoci volgere a lui, ci mostrerà il suo
volto e saremo salvi; allora saremo saziati e ci basterà. 3 SECONDO
NOTTURNO Dal libro del Siracide, cap.
24°.24,3-12 Così
parla la Sapienza: Io sono uscita dalla
bocca dell'Altissimo e ho ricoperto come nube la terra. Ho posto la mia
dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. Il giro del cielo
da sola ho percorso, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. Sulle
onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso
dominio. Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, in quale possedimento
stabilirmi. Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, il mio
creatore mi fece piantare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi in eredità Israele. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi
creò; per tutta l'eternità non verrò mai meno. Ho officiato nella tenda
santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion. Nella città amata
mi ha fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici
in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità.
1°
gennaio
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Ottava di Natale MARIA
SS. MADRE DI D 1 Dalle
Omelie di san Giovanni Damasceno, Homilia in Dormitione Mariae,1-4.8.14 SC 80,81 | |