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S. Ugo Vescovo di Grenoble |
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Guigo I, quinto Priore della Certosa, primo legislatore dell’Ordine, per ordine del Papa Innocenzo II, scrisse la Vita S. Hugonis, relazione piuttosto breve, semplice, ma insieme affettuosa piena di sincerità e di ammirazione per il suo santo amico, non senza pie riflessioni e citazioni dei libri santi. Comincia col parlare del padre di S. Ugo, Odilono, che da guerriero si fece poi Certosino e della sua piissima madre. Quando il Legato di Gregorio VII nelle Gallie conobbe Ugo, giovane studente, ne comprese le ottime qualità intellettuali e morali e lo volle compagno nella dura lotta contro la simonia, la corruzione, le usurpazioni laiche. Nel Concilio che il Legato celebrò ad Avignone, i Canonici di Grenoble chiesero come Vescovo Ugo che aveva appena 27 anni. Ugo tentò di fare accettare al Papa la sua rinuncia, senza mai riuscirvi. Il Legato lo convinse ad accondiscendere all’elezione e lo condusse con sé a Roma, volendo S. Ugo essere consacrato dal Papa.Intanto, come S. Paolo, una terribile tentazione di bestemmia non cessò mai più di tormentarlo, ora più ora meno forte, se non negli ultimi giorni della sua vita. Pensando che ciò fosse un castigo per aver accettato, lui così indegno, l’elezione, volle, con mirabile esempio di umiltà, manifestare quella tentazione al Sommo Pontefice, per esimersi così dal venir consacrato. Ma S. Gregorio VII lo confortò con paterne e straordinarie manifestazioni di affetto, lo incoraggiò disse che era il demonio che voleva distoglierlo dal bene che stava per fare da Vescovo. Poco dopo lo consacrava. Matilde di Canossa provvide il necessario per la cerimonia, gli donò il pastorale e dei libri.Fatto Vescovo, dette l’esempio di ogni virtù, fu difensore degli oppressi e perfino dei diritti della Santa Sede contro l ‘ antipapa Anacleto II e l’Imperatore Enrico V. Si circondò di religiosi ; le confessioni e le pie letture, anche quelle durante i pasti, lo facevano piangere.Quando S. Bruno coi suoi compagni si presentò a lui in cerca di una solitudine, egli riconobbe in essi le sette stelle che aveva visto in sogno posarsi nel deserto di Certosa. S. Ugo divenne l’amico e protettore dell’Ordine nascente, condivideva spesso la loro vita non “come signore o vescovo, ma come compagno e fratello umilissimo”, tanto che (abitando allora i certosini per necessità in due per ogni cella ), il compagno del Santo Vescovo si lamentava con S. Bruno che Ugo gli rubasse tutti gli uffici più umili della cella. Talvolta Maestro Bruno doveva ricordargli : “Ite ad oves vostras “.La troppa applicazione e penitenza gli procuravano un gran male di testa e di stomaco che lo torturò fin che visse per almeno 40 anni; e così - osserva Guigo - a quell’angelo di satana se ne aggiunse un altro. E diceva che quanto più soffriva, tanto più si sentiva unito a Dio e Lo gustava. E queste alternative durarono in lui fino alla morte.
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